Propoli: origine, funzione nell'alveare e raccolta
La propoli è una sostanza resinosa raccolta dalle api in natura. Le api la raccolgono, la lavorano e la distribuiscono all'interno dell'alveare, dove svolge funzioni precise nella vita della colonia. Per gli apicoltori, è uno dei prodotti più affascinanti dell'arnia.
Origine botanica
Le api raccolgono la propoli dalle gemme e dalla corteccia di diversi alberi e arbusti: pioppi, betulle, castagni, conifere e molti altri. La sostanza raccolta è una resina prodotta dalla pianta come protezione naturale contro agenti esterni.
La raccolta avviene soprattutto nelle giornate calde, quando le temperature superano i 20°C e la resina è più malleabile. Le api bottinatrici dedite alla raccolta della propoli trasportano il materiale raccolto sulle zampe posteriori, come fanno con il polline.
Lavorazione e utilizzo nell'alveare
Una volta nell'alveare, la propoli viene elaborata dalle api: viene masticata brevemente e mescolata con cera e altri secreti fino a ottenere una consistenza lavorabile. Le api la utilizzano per:
- rivestire le pareti interne dell'arnia;
- sigillare fessure e aperture indesiderate;
- ridurre le dimensioni del volo in inverno;
- ricoprire oggetti estranei che non riescono a rimuovere fisicamente.
La propoli contribuisce all'igiene della colonia. Le api tendono a sigillare le aperture inferiori a circa 4,5 mm di larghezza; quelle più grandi vengono chiuse con la cera.
Come viene raccolta dagli apicoltori
Tradizionalmente la propoli veniva raccolta raschiando l'interno dell'arnia, dai telaini e dalle altre parti mobili. Questo metodo era laborioso e produceva materiale spesso mescolato a impurità.
Con il tempo si è diffuso l'uso di trappole per la propoli: griglie con fessure di larghezza calibrata posizionate nell'arnia. Le api le riempiono con la propoli nel tentativo di sigillare le aperture. La griglia viene poi messa in freezer — il freddo rende la propoli friabile — e la propoli si stacca facilmente. Questo metodo può aumentare sensibilmente la quantità raccoglibile e produce materiale generalmente più puro.
Composizione e variabilità
La composizione della propoli varia considerevolmente in base alla flora del territorio e alla stagione. In termini generali contiene resine, cere, oli essenziali, polline e vari composti organici. Il colore può variare dal giallo-verde al marrone scuro, fino al rosso o quasi al nero. Il sapore è tipicamente resinoso e astringente.
Questa variabilità rende la propoli un prodotto difficile da standardizzare: ogni lotto riflette le piante presenti nel territorio dell'alveare in quel momento.
Conservazione
La propoli grezza si conserva bene in un luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce. A temperatura ambiente può diventare molto appiccicosa; il freddo la rende più compatta e facile da maneggiare. Può essere conservata per periodi prolungati, purché al riparo dall'umidità.
Un po' di storia della ricerca
L'interesse scientifico per la propoli è cresciuto significativamente a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Il biologo danese Karl Lund Aagaard fu tra i primi a promuovere la raccolta sistematica di dati sulla propoli, stimolando ricerche che contribuirono a far conoscere questa sostanza al di fuori del mondo apistico. Da allora la propoli è diventata oggetto di numerosi studi scientifici pubblicati in riviste peer-reviewed, che ne hanno analizzato la composizione chimica e le caratteristiche biologiche.
La propoli è uno degli elementi che rendono l'alveare un sistema biologico complesso e affascinante. Ogni arnia produce propoli con caratteristiche diverse, legate al territorio e alla stagione. Entra nel diario dell'apiario Florabella →
Fonti
Bankova V. et al., Propolis: a review of its pharmacological properties and geographical variation, Journal of Ethnopharmacology, 2000. DOI: 10.1016/S0378-8741(99)00176-1 · Kocot J. et al., Antioxidant Potential of Propolis, Bee Pollen, and Royal Jelly, Oxidative Medicine and Cellular Longevity, 2018. DOI: 10.1155/2018/2437273