Florabella
Dentro l'alveare

Perché le api?

25 giugno 20267 min di lettura
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Quando ho aperto per la prima volta un'arnia, pensavo che avrei osservato migliaia di insetti intenti a produrre miele. Ho capito presto che il miele era soltanto una piccola parte della storia.

Il lavoro invisibile che nutre il mondo

Ogni mattina, miliardi di api escono dall'alveare con un compito che non ha niente a che vedere con il miele: trasportare polline da un fiore all'altro. Questo servizio — silenzioso, gratuito, di scala planetaria — si chiama impollinazione entomofila, e senza di esso la maggior parte delle piante da fiore non riuscirebbe a riprodursi.

Le stime variano a seconda delle metodologie, ma le principali istituzioni scientifiche internazionali concordano su un dato di fondo: circa il 75% delle specie di colture alimentari mondiali dipende, in misura variabile, dall'impollinazione animale. In Europa, secondo l'EFSA, circa l'80% delle specie di piante coltivate è impollinato da insetti — e le api sono di gran lunga i principali impollinatori.

Nella pratica questo significa: mele, pere, ciliegie, albicocche, fragole, mirtilli, pomodori, zucchine, meloni, mandorle, girasoli, colza, fagioli, soia. Tutta la frutta a nocciolo. Gran parte dei legumi. Buona parte degli oleaginosi. La diversità alimentare che diamo per scontata dipende in misura significativa dal fatto che ogni mattina milioni di api escano a lavorare.

In molte colture, un'impollinazione adeguata può migliorare non soltanto la quantità prodotta, ma anche dimensione, forma, consistenza e conservabilità dei frutti, con risultati che variano fra specie e sistemi produttivi.

Api da miele e impollinatori selvatici

È importante distinguere tra l'ape da miele (Apis mellifera), allevata dagli apicoltori, e gli impollinatori selvatici: bombi, api solitarie, sirfidi, farfalle e molti altri insetti. Entrambi contribuiscono all'impollinazione, ma in modi e proporzioni diverse a seconda della pianta e del territorio. Per alcune colture gli impollinatori selvatici sono più efficaci dell'ape da miele; per altre avviene il contrario. In ogni caso, una maggiore diversità di impollinatori garantisce generalmente un servizio più stabile e resiliente.

Proteggere gli impollinatori significa quindi tutelare sia gli alveari gestiti sia — soprattutto — gli habitat delle specie selvatiche. L'apicoltura responsabile fa parte della soluzione, ma non è sufficiente da sola.

Una società che funziona senza capi

L'alveare è uno dei sistemi di organizzazione collettiva più studiati in biologia. Non c'è un centro di comando. La regina non dà ordini: depone uova. Ogni decisione — dove cercare il nettare, quando sciammare, come difendere l'ingresso, quanto scaldarsi in inverno — emerge dal comportamento coordinato di decine di migliaia di individui che seguono regole semplici e reagiscono ai segnali dell'ambiente.

Le api esploratrici comunicano la posizione di una buona fonte di nettare attraverso la danza delle api: un movimento codificato che trasmette direzione, distanza e qualità della fonte. L'angolo rispetto al sole verticale indica la direzione; la durata del fremito indica la distanza; l'intensità della danza segnala la qualità. È uno dei sistemi di comunicazione referenziale più sofisticati conosciuti nel mondo animale.

La termoregolazione della zona di covata è altrettanto precisa: le api mantengono quella zona generalmente vicina ai 34–36°C, riscaldandola con i muscoli toracici quando fa freddo e favorendo ventilazione ed evaporazione durante i periodi più caldi. Una precisione notevole, ottenuta senza strumenti e senza pianificazione centralizzata.

La scienza ha cominciato a studiare questi meccanismi per applicarli a problemi di intelligenza artificiale, logistica e ottimizzazione. Non è una metafora: algoritmi ispirati al comportamento delle api vengono usati per ottimizzare reti di distribuzione e routing.

Perché sono a rischio

Molte popolazioni di impollinatori selvatici sono in declino, mentre le api da miele gestite dagli apicoltori affrontano perdite stagionali elevate in diverse regioni. Sono fenomeni differenti, ma entrambi riflettono la pressione di perdita di habitat, parassiti, patogeni, pesticidi e cambiamento climatico. I fattori più rilevanti:

Le indagini COLOSS mostrano che le perdite invernali delle colonie possono raggiungere valori a doppia cifra, con variazioni significative da un anno e da un Paese all'altro.

Cosa fa Florabella

Koziegłowy, dove si trovano le nostre arnie, è un'area agricola mista con una buona presenza di prati stabili, siepi, frutteti e bordi non coltivati lungo i corsi d'acqua. Abbiamo scelto questo sito anche per questo: la diversità botanica a portata di volo delle api.

Monitoriamo la varroa con conteggi regolari e trattiamo solo quando necessario, usando acido ossalico — consentito in apicoltura biologica — nei periodi senza covata. Ogni ispezione è registrata nella nostra app di gestione dell'apiario, che tiene traccia dello stato di ogni arnia nel tempo.

Non produciamo miele in quantità industriali. Ogni lotto è piccolo, numerato e stagionale — non perché sia una scelta di marketing, ma perché è la conseguenza diretta di lavorare con il ritmo naturale dell'alveare invece di forzarlo.

Cosa puoi fare tu

Abbiamo iniziato con due arnie a Koziegłowy. Non per produrre miele a tutti i costi, ma per capire come funziona un alveare dall'interno — e per farne parte nel modo più rispettoso possibile. Scopri il miele millefiori Florabella →

Fonti

IPBES, The assessment report on pollinators, pollination and food production, 2016. DOI: 10.5281/zenodo.3402837 · EFSA, Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment for bees, EFSA Journal, 2013 · Klein A.M. et al., Importance of pollinators in changing landscapes for world crops, Proceedings of the Royal Society B, 2007. DOI: 10.1098/rspb.2006.3721 · COLOSS, Honey bee colony losses 2022–2023, Journal of Apicultural Research, 2024

Alessandro Delfino — apicoltore e fondatore di Florabella
Alessandro Delfino

Fondatore di Florabella, dopo vent'anni nel marketing e nelle PR a Milano Alessandro si è trasferito in Wielkopolska, dove cura le sue arnie a Koziegłowy. Crede che ogni vasetto di miele debba raccontare esattamente da dove viene — e con quale cura è stato fatto. Quando non è in apiario, lavora come consulente Marketing e PR europeo per brand del settore tech.